Non ce la faccio“. Nella sua apparente banalità, questa espressione ha un potere per la nostra mente inimmaginabile. Ha il potere di impedire ad ognuno di noi di realizzare i propri sogni, cimentarsi nelle proprie passioni. La realtà, anche se sembra folle, è ben diversa e le cose che realmente non saremmo in grado di fare sono pochissime.
 
Non ce la faccio” è una specie di antidoto contro le paure e alcune debolezze. Usiamo questa espressione per convincerci di lasciar perdere e che non è cosa per noi. Spesso confondiamo il non ce la faccio con “non lo faccio, punto”.
 
Anche se di poco conto, riporto la mia personale esperienza e posso dire che a me capitava un giorno sì e un altro pure di dire “no, non posso farcela, è impossibile”. Mi capita ancora, sia chiaro, ma è decisamente più raro e governato.
 
Mi capitava di procrastinare, mi giustificavo dicendo che ero stanco, pensavo che lasciar perdere fosse una difesa per il mio equilibrio psichico. Poi, il giorno dopo me ne pentivo. Puntualmente. E ogni volta era la stessa storia: “Avrei potuto, avrei dovuto, ma perché non l’ho fatto”.

SI PUO’ DIRE NON CE LA FACCIO?

Mi accorsi che mi dava più ansia e tristezza il rimpianto di non aver fatto qualcosa, rispetto all’apparente pace che vivevo nel momento in cui rimandavo o rifiutavo.
 
Allora, un passo alla volta, ho cominciato a sforzarmi (senza violentarmi): ho cominciato a scrivere qualcosa ogni giorno. Scrivevo qualsiasi cosa, su qualsiasi argomento. Non era importante la forma, sarebbe rimasta un’attività personale, ma era allenamento. Ho cominciato a scattare fotografie, tutti i giorni; anche in questo caso non mi interessava la tecnica, ma prendere confidenza con lo strumento e vincere il rifiuto, senza giudicarmi. Mezz’ora di musica ogni giorno, anch’essa senza un un vero obiettivo. Per qualche tempo fu così, dedicavo un po’ di tempo a tutto ciò che mi appassionava e che aveva un minimo di senso per me. SI trattava di pochi minuti al giorno, ma tutti i giorni.
 
Inizialmente sono stati veri e propri allenamenti, nessuna velleità artistica o professionale, ed è stato difficile, non lo nascondo. Ma avevo bisogno di riprendere il controllo di ciò che facevo e che realizzavo; ci sono voluti anni e, nonostante “non ce la faccio” sia sempre dietro l’angolo, ho imparato a gestirlo valutando cosa si interpone tra me e quello che voglio fare.
 
E in più sono qui a scocciarvi quotidianamente con questi scritti da più di due mesi ormai, ed è un onore sapere che qualcuno li legge. Grazie, davvero. 🙂
 
Uscire dal dubbio per superare gli ostacoli non è cosa semplice, esattamente come una qualsiasi disciplina sportiva, è necessario allenarsi. Molto.
 

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