Rivoluzione, ecco cosa sembra…una vera rivoluzione. Ormai sono tutti fotografi, DJ o modelle. Anche io non mi discosto tanto, non sono modella (grazie al cielo per voi!), ma per il resto anche io sono un musicista, faccio il DJ e mi sono appassionato alla fotografia. Un altro!? Sì. Ed è questo il bello! Prima, oltre ad avere meno figure di questo tipo per ovvi motivi di budget, non c’era la stessa “divulgazione del verbo” che c’è ora.
 
Adesso nascono le stesse passioni in un numero maggiore di utenti e in meno tempo, ma questo perché, finalmente, l’utenza viene a conoscenza in modo positivo e strabiliante di mondi fantastici. Poi è chiaro che per arrivare a risultati decenti è necessario impegnarsi, studiare, andare sul campo. Come dico sempre: “sbatterci il grugno!”.
 
Questa è la risposta forte e chiara ad un sistema che faceva acqua da tutte le parti e che ora comincia a sgretolarsi. Studiare in modo canonico 100 ore al giorno, restare venti o trent’anni sempre nello stesso posto di lavoro, sperando di andare in pensione avendo svolto sempre la stessa mansione, è la morte cerebrale più devastante che nemmeno la crisi peggiore sarebbe in grado di portare; è l’apatia che crea un mondo di potenziali invidiosi.

Perché invidiosi? Hai ragione…devo spiegarlo. 

Quando vedi dei giovani, ma non solo giovani, che si muovono, che ci provano, che magari riescono anche a perseguire il loro sogno, ci capita spesso di avere un moto di disprezzo o di allontanamento. Frasi del tipo “Ah certo, se puoi fare il blogger!”, “Sì va bene il dj, ma qualcuno che raccolga i pomodori!?”, “Io alla tua età avevo già due anni in più” (eh!??) sono sulla bocca di tutti, diciamocelo. Ma è l’invidia nei confronti di un mondo che cambia e si rinnova velocemente che, come sempre, non piace ai “vecchi”.
 
E non ne faccio certo una questione anagrafica. Il dj o il fotografo sono solo esempi dei nostri tempi, ma possono essere creativi o mestieri nuovi che nemmeno immaginiamo, ma che sono già in piena attività.  Girando per aziende di tutte le dimensioni ho conosciuto imprenditori di una certa età – età che non è dato conoscere, ma sappiamo che “una certa” corrisponde ad un’unità di misura approssimativa tendente al maturo – che erano avanti mille anni luce rispetto ai giovani manager che avevano assunto per dare nuova linfa vitale alla loro impresa. Quindi l’età anagrafica è davvero una componente marginale se non inesistente.
 
L’Italia è un paese un po’ vecchio. Lo sappiamo, lo diciamo da sempre, da quando nei telegiornali nazionali ci consigliano di bere e di non uscire nelle ore calde in estate…vabbè. Ma se non diamo la possibilità al giovane di prendere il posto del passato, allora non avremo futuro. Un paese che non ti fa scegliere di andare all’estero per poi magari tornare, ma che ti obbliga a cercare qualcosa da un’altra parte, è un paese senza grandi speranze. E’ criminale!

Nessuno scontro…solo confronto

Quelli della mia generazione, ma soprattutto quelli davvero giovani, possono fare tanto e io ho una grande fiducia nei giovani. Il fatto è che sono bravi. E molto. Hanno talenti straordinari e in tutti i campi. Ci sono ragazzi che hanno meno di trent’anni e stanno conquistando il mondo, e noi nemmeno lo sappiamo se non in modo sporadico e poco approfondito.
 
Credo che uno degli aspetti più fastidiosi per chi vive in modo negativo questa rivoluzione sia il fatto che i tempi di apprendimento siano calati a dismisura. Ma questo è fisiologico. Non possiamo pretendere che per arrivare a certi risultati sia necessario impiegare lo stesso tempo che impiegavamo anche solo quindici o venti anni fa.
 
Con la visualizzazione di un video su YouTube puoi imparare a sostituire in pochi minuti un componente di un qualsiasi oggetto, senza necessariamente conoscere approfonditamente l’oggetto stesso e renderlo funzionale ed operativo immediatamente. È una rivoluzione industriale senza precedenti! Puoi imparare una canzone, scrivere, sceneggiare e realizzare un corto, tenere dietro ad un giardino con successo. È straordinario!
 
Ora è così, se ne hai le capacità e la voglia, fallo! Puoi farcela. C’è un mondo lì fuori che dice: “Ecco, qui c’è tutto. Vai e fatti venire delle idee, possibilmente buone”. Ma tutto questo crea anche un livello di frustrazione che non conoscevamo. È la sindrome del “mi piace”. Una sindrome tutta nuova e nata da quando sentiamo la necessità di avere conferme costanti anche, e soprattutto, sul web. Il like su una foto, un post, un commento, un apprezzamento o anche una critica, purché immediata, è una conferma pronta e confezionata che non costa nulla, è lì, alla portata di un click o di una ditata. Apparentemente un gesto innocuo. Apparentemente…

Spread the word. Share this post!

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *