#75. SVILUPPARE COMPRENSIONE

Ormai siamo in tempo di vacanza, di “stacco” e quasi tutti cominciano a pensare – chi non lo ha già fatto – a dove andare, cosa fare, come ricaricarsi. La vacanza, però, è un momento perfetto per esercitare, oltre il corpo e la mente, anche la comprensione verso gli altri. 

Comprendere significa essere empatici. Empatia è la capacità di mettersi “nei panni” degli altri percependo emozioni e pensieri. La parola empatia, dal greco em-pathos significa letteralmente “sentire dentro“. Sentire dentro è la capacità di capire, comprendere e calarsi nelle emozioni degli altri come se fossero proprie. facile? Direi proprio di no. Anzi, è più dura che allenarsi per finire la maratona di New York. Sì perché la maratona ha un obiettivo preciso, si conoscono a priori il percorso, la durata media, un ipotetico numero di partecipanti e, quindi, si possono costruire un allenamento adeguato e strategie mirate. 

Ma allenarsi all’empatia e, quindi, alla comprensione dello stato altrui…quello è tutt’altra cosa. Non tutti hanno la capacità di comprendere gli altri. L’empatia, in realtà, è un’arte a cui pochi riescono ad accedere pienamente: l’empatia è, tra le tante, una strategie per la sopravvivenza, che ci permette di inquadrare l’individuo che abbiamo di fronte stabilendo l’adeguato rapporto che dobbiamo tenere. Più è alto il nostro coefficiente empatico più avremo chance di sopravvivere alle discussioni.


La civiltà dell’empatia è alle porte. Stiamo rapidamente estendendo il nostro abbraccio empatico all’intera umanità e a tutte le forme di vita che abitano il pianeta. Ma la nostra corsa verso una connessione empatica universale è anche una corsa contro un rullo compressore entropico in progressiva accelerazione, sotto forma di cambiamento climatico e proliferazione delle armi di distruzione di massa. Riusciremo ad acquisire una coscienza biosferica e un’empatia globale in tempo utile per evitare il collasso planetario?
(Jeremy Rifkin)


Quando qualcuno ci fa soffrire o scatena in noi una sensazione di rabbia, dovremmo provare a fare alcune piccole azioni, provando ad evocare nella mente questa persona (o situazione). Cosa ci è dispiaciuto di ciò che è accaduto? Perché è successo? Perché è capitato proprio adesso? Sono domande molto razionali, e non è certo semplice porsi certe domande in momenti così “passionali”, ma è uno sforzo necessario. 

Ci sono ricordi in noi che ci riportano alla mente comportamenti simili fatti da noi? Ci è mai capitato di aver creato, negli altri, qualcosa di simile? Cercando di fare mente locale, sarebbe opportuno provare a ricordare le sensazioni del momento e provare a cercare le motivazioni di quel comportamento. Perché lo abbiamo fatto? Cosa ci stava capitando? Era davvero necessario? E’ stato un atteggiamento equo? Ad una certa azione è corrisposta una reazione adeguata?

Da questa prospettiva inizieremo a vedere l’altra persona esattamente come noi, una persona che fa un percorso, che ogni tanto sbanda, inciampa e ogni tanto va dritto. Pian piano la forte rottura si trasforma in qualcosa di più morbido e, con i tempi adeguati, anche l’energia cambia, così come l’interazione con gli altri. Se chi abbiamo di fronte non è più confinato nel ruolo di “chi ha torto“, ma è vista nella sua “umanità“, possiamo riuscire a rivalutare uno spiacevole accaduto, chiarendo una situazione che, molto spesso, degenere per futili motivi. 

Keypoint: per chiarire una situazione apparentemente buia, basta accendere la luce della consapevolezza. 

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