Sui social network tutto va alla grande. E questo è molto bello. Forse “leggermente” ingannevole, ma pur sempre bello.
È normale che le persone cerchino di restare il più possibile ancorate all’idea della foto o del video che hanno appena pubblicato. La vita del 99% delle persone è mediocre, ma ci nascondiamo dietro ai “basta la salute”, “non cerco chissà che” o ancora “a me basta la mia famiglia”.
Troppo dura? Sei anche tu uno che pensa “ehi stronzetto, la mia vita non è affatto mediocre, lo sarà la tua sé hai bisogno di denigrare la vita altrui!” Già. Pensiero straordinariamente diffuso e coerente con lo storytelling social. Allora diciamo così: la vita ordinaria è enormemente meno spettacolare della sua rappresentazione social. Così va meglio? Bene.
Però sappiamo, in cuor nostro, che almeno una volta nella vita (anche 3 o 400 volte al giorno) ce lo siamo detti: “in fondo, va bene così”.
Ma non è vero un cazzo.
La verità la conosciamo tutti: vorremmo essere fottutamente ricchi, vorremmo poter mangiare il cazzo che ci pare senza mettere su un etto e senza faticare. Vorremmo lavorare da remoto facendo quello che ci piace, magari essere apprezzati per quello che facciamo credere di essere in una foto o in un video di 40 secondi.
Il mito del sacrificio è la più grande truffa della storia dell’umanità, dopo gli sconti di Poltronesofà che finiranno una qualche domenica non ben definita.
La cosa che ci fa più incazzare — e chi dice che non è così mente sapendo di mentiNE — è che, per essere le pippe che siamo (sì, siamo delle pippe), per comprare quella cazzo di borsa finta o il Rolex usato, sottobanco, da 5 cappa, ci siamo fatti e ci facciamo un culo grande come un comune.
Non pubblichiamo cose belle e fintamente inarrivabili perché siamo tutti sotto effetto di narcisismo compulsivo — magari qualcuno sì, certo — lo facciamo perché c’è un livello di frustrazione che ormai è alle stelle. Si tratta di compensazione.
Perché tutte quelle coppie straordinarie, quelle che hanno sotto ogni foto “siete bellissimi”, chissà che cazzo di litigate hanno fatto il minuto prima della foto.
Per fare la foto al tramonto sulla spiaggia, la gente si fa 18 ore di coda. Qualcuno ci sarà in coda, perché tutti noi vediamo le interminabili file sulle strade. La fila per farsi il selfie a Mykonos, la fila per mangiare un bombolone, la fila per comprare un bambolotto.
E tutto rigorosamente documentato.
Capisci che non è narcisismo?
È masochismo! Ci sottoponiamo a una quantità assurda di rotture di coglioni pur di produrre la prova fotografica di esserci stati. Un bombolone…2 ore di fila…ma seriamente?
Io sono fortunato. Sono nato in una famiglia ricca, aristocratica, ho i miei business online che fatturano in automatico grazie ai miei agenti AI, programmati da altri agenti AI che, alla fiera dei ricchi, mio padre (ricco) comprò. 😅
Ma non tutti hanno questa fortuna.
E il mondo è pieno di persone invidiose…e molte di loro penseranno: “questa foto è IA”.