#356. AMARE LO STUPIDO CHE E’ IN NOI

La maggior parte degli errori che commettiamo li imputiamo – quando siamo obiettivi – a noi stessi. Quante volte ci siamo ritrovati a dirci: “Cazzo, che stupido!” In particolar modo ci concentriamo sulla nostra straordinaria capacità di fare sempre gli stessi errori. Se considerassimo uno “skill” la nostra riuscita nel toppare sempre le stesse cose, saremmo da premio nobel. 🙂

Ma confondiamo spesso stupidità con fretta. Succede, sovente, che molte azioni ritenute stupide siano, in realtà, le prove che ogni giorno la vita ti fa affrontare senza preavviso. Essere stupidi ha a che fare con il non capire le cose, anche dal non imparare dalle esperienze passate, certo, ma è una caratteristica che non si presenta solo ogni tanto. La stupidità non è un’opzione e nemmeno una scelta. E’ una sfiga, soprattutto per chi incontra uno stupido. 

Molti non sono stupidi, fanno cose stupide. Molti ci cascano, ma sono consci. Gli stupidi non hanno dubbi, vanno avanti e, spesso, confondono la cupidigia con la tenacia. Certo, alcune volte raggiungi i risultati, ma chissà se davvero ne è valsa la pena.  

Come diceva Theodore Isaac Rubin:

Devo imparare a voler bene allo stupido che è in me: quello che è troppo sensibile, che parla troppo, corre troppi rischi, qualche volta vince e troppo spesso perde, che non ha autocontrollo, che ama e odia, fa male e si fa male, promette e non mantiene le promesse, ride e piange. Solo lui mi protegge da quel tiranno autoritario e sempre troppo equilibrato che vive in me e che, se non fosse per il mio lato stupido, mi ruberebbe la vitalità, l’umiltà e la dignità.

Keypoint: impariamo ad amare ciò che di sbagliato abbiamo e partiamo dalla benevolenza per curare i nostri gesti più stupidi. 

 

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