L’altra sera suonavamo in un locale. Pioveva, il palco non c’era, il fonico era quello sbagliato. Fine.
Ma non è di quella serata che voglio parlare.
È di un atteggiamento che vedo da anni, troppo spesso, da parte di chi dovrebbe essere il tuo primo alleato sul palco.
Il fonico.

Lettera aperta al fonico.
 
Caro fonico,
non ti sto chiedendo il riverbero di Al di Meola, né di far sembrare la voce del cantante come quella di Thom Yorke.
Ti sto solo chiedendo rispetto. Sì, rispetto, ancora prima del taglio sui 1000 kHz.
 

Lo so, non sei contento

Anche stasera volevi essere al mixer di Vasco, o almeno al tour di Ultimo. E invece ti tocca gente come me, con la mia strumentazione, con le mie chitarre, con i miei PC e le mie attrezzature….appoggiata su uno sgabello traballante, e due vocalizzi tra due crescentine e una tagliata. Già.
 
Ma ehi, guarda che non è che io sia entusiasta di essere nella sagra della mortadella industriale, eh. Anche io come te, sogni i palchi da stadio, l’Arena di Verona o Wembley..Però ci sono.
 
Con tutta la mia strumentazione, la mia dignità, e la voglia di suonare come se fosse, appunto, l’Arena di Verona.
E sai perché? Perché rispetto la musica, il pubblico, e anche te. Forse soprattutto te. Io ti tratto come se fossi il fonico dei Queen.
Ti chiamo “capo”, ti dico grazie ogni due minuti, cerco di non romperti i coglioni. Ti do fiducia…ti davo. Adesso anche no.
Adesso mi basta il segnale, grazie.
 
E tu, amico fonico, spesso ubriaco, cosa fai? Tu mi guardi come se ti avessi chiesto di mixarmi un’orchestra sinfonica in Dolby Atmos su una cassa da supermercato. Con quell’aria da “so tutto io”, da maschio alpha del mixer, da “sì sì, ti metto l’effetto” — e poi non fai un cazzo. Devo dire che, se c’è un luogo dove effettivamente si respira tutta l’aria da maschio alfa tossica che adesso va tanto di moda denigrare, non è certo in cantiere a spostare dei sacchi di malta, no. Adesso quei maschi lì, misogini, menefreghisti, supponenti li trovi a farti i suoni…
Sai cosa mi viene spontaneo dirti? Ma che cazzo vuoi!?
 

Siamo sulla stessa barca, gioia mia

Barca rotta, in un mare di cavi aggrovigliati, con la gente in mezzo alle palle. “Ehi, io sono un tuo alleato cazzo, non sono il nemico! Spoiler: NON CI SONO NEMICI”. Solo gente che vuole suonare bene e tornare a casa senza odiare il mestiere.
Non è che io sono quello sfigato che si merita di suonare male, e tu il genio incompreso costretto lì per errore.
 
Siamo lì insieme. Per dare il meglio insieme.
Tu per farmi suonare come una rockstar,
io per non farti esplodere i monitor con un iPad a +12dB.
 
E guarda, lo so che ci sono musicisti stronzi. Così come so che ci sono fonici musicisti della madonna, che ti guardano, ti ascoltano, e in due minuti hanno già capito tutto. Gente seria, preparata e, soprattutto, gentile. A loro: massimo rispetto. Sempre.
 
Gli altri? Quelli col sarcasmo default, l’ego più lungo del cavo XLR, e la voglia di vivere sotto le scarpe?
Beh, che si fottano. 🙂 Con grazia, eh. Ma si fottano.
 
Firmato:
quello che ti tratta sempre come il fonico di Freddie Mercury
anche se stiamo suonando tra la macchina del caffè e un cartello “Toilette non funzionante”.
 
Ritorno al punto: non è odio, è disillusione. E amore.

Perché se sei bravo, se sei uno di quelli che davvero ci tiene, che ascolta, che si sbatte, che ti fa sentire al sicuro anche in un palco improvvisato…allora davvero sei tu a fare la differenza.

E a te, fonico vero, dico: grazie.

Agli altri? Beh… rileggete il titolo.

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