#78. L’ISOLA DELLE BAMBOLE – CITTÀ DEL MESSICO

Sono centinaia, incrostate di sporcizia, alcune con lo sguardo inquietante, altre malamente conservate e, ancora, altre inchiodate agli alberi. Sono le stravaganti abitanti de La Isla de las muñecas, minaccioso quanto suggestivo anfratto nascosto lungo il lago Teshullo, in Messico. 

Immaginate di essere trasportati lungo un tranquillo corso d’acqua, durante una gita fuori Città del Messico e, all’improvviso, il “gondoliere” decide di fare una deviazione dai soliti itinerari turistici per accompagnarvi in un luogo nascosto, dal silenzio inquietante e spaventoso. All’ingresso dell’isola si potranno scorgere due enormi orsacchiotti a fare da guardia a quello che, in Messico, è considerato uno dei luoghi più spaventosi del paese. Dietro di loro si trova l’inimmaginabile: un vero e proprio cimitero della bambole a cielo aperto. 

Sono attaccate agli alberi, appese lungo fili improvvisati o fissate a capanne di legno fatiscenti; ad alcune mancano gli arti, altre hanno ragnatele al posto degli occhi. I visi di molte bambole sono sbiancati e sbiaditi dal solo, rendendo le loro espressioni ancor più terrificanti. I capelli, dove presenti risultano arruffati e stopposi e i vestiti stanno vieppiù marcendo. Molte sono appese per il collo, con la testa ciondolante a mo’ di impiccato. 

Le bambole iniziarono a comparire sull’isola agli inizi degli anni cinquanta, quando Don Julian Santana Barrera, una specie di predicatore emarginato dalla società per le sue credenze religiose, lasciò moglie e figli e si auto esiliò per vivere in questo luogo lontano da tutto e da tutti. Una leggenda locale narrava di una ragazza affogata nel lago che circonda l’isola: Santana divenne ossessionato e si convinse che lo spirito della ragazza vagasse sull’isola. Al fine di placare il suo spirito inquieto e proteggersi da ipotetiche maledizioni, raccolse bambole dalla spazzatura che, pian piano, dispose su tutta l’isola, in modo da controllare lo spirito maligno che aleggiava sull’isola. Improvvisò altari, sacrali e altri simboli dando, così vuole la leggenda, l’aspetto attuale all’isola delle bambole. 

Per i 5 anni successivi al suo trasferimento sull’isola, sembra barattasse i prodotti del suo orto con bambole usate, per appenderle con cura agli alberi, ai fili e alle pareti della sua capanna. Nonostante tutti i suoi sforzi, il malcapitato continuò ad essere perseguitato dallo spirito della ragazza, anche se non c’è prova che sia mai esistita. 

A rendere tutta questa storia ancora più macabra e intrigante – per gli appassionati del genere e non solo – riguarda la scomparsa di Santana. Nel 2001 suo nipote giunse sull’isola per aiutare lo zio, ormai stremato, a piantare alcuni ortaggi nel suo orto. Mentre pescavano lungo il canale, Santana Barrera si allontanò, iniziò a cantare, affermando che le sirene del canale lo stavano chiamando a loro, il nipote si assentò qualche minuto per controllare l’orto e, quando tornò, trovò lo zio privo di vita, sdraiato a terra a faccia in giù lungo il canale, proprio nel punto in cui la leggenda diceva che la ragazza fosse annegata. 

Oggi il parco delle bambole è un’attrazione per cuori forti, aperta ai visitatori, molti dei quali portano le proprie bambole come forma di tributo alla ragazza del lago.

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