Siamo cresciuti con un’idea di bellezza tutt’altro che soggettiva, eppure non esiste scritto che, trattando di questo argomento, non si rifaccia al fatto che la bellezza è una questione personale e che, in fondo, la bellezza assoluta non esiste.

Dove sta la bellezza?

Come facciamo a riconoscere la bellezza? Cos’è bello e cosa no? Esistono forme, regole e archetipi che definiscono in modo rigoroso – quasi ingegneristico – la bellezza? Esistono caratteristiche, come la simmetria del viso, o alcuni accostamenti cromatici, o una certa “armonia”, che vengono universalmente riconosciute come attraenti. Altre, invece, fanno parte della bellezza all’interno di determinate culture, razze, generazioni, generi.

Questo significa che la bellezza viene appresa (ed insegnata) a seconda di particolari canoni che vivono e crescono in determinati contesti, siano essi sociali, culturali o educativi. Su cosa basiamo il nostro giudizio estetico quando osserviamo un volto, un’opera d’arte o un’immagine della natura? Giudichiamo una cosa bella e attraente, ma esattamente cos’è che stiamo guardando? Un mistero antico ma che esiste solo nella concezione umana.

Ci piace ciò che è familiare

Fin da molto piccoli il concetto di bellezza ci è imposto, compreso ciò che ci piacerà ma che non avrebbe dovuto. Esistono molte categorie che non appartengono agli standard di bellezza del contesto al quale apparteniamo, eppure hanno la capacità di insinuarsi e diventare intriganti, irresistibili.

Fin da piccolissimi, con giocattoli e libri illustrati veniamo bombardati con ciò che sarà “bello” poi. Da adulti non vediamo altro che pubblicità, film e ora anche serie TV, con migliaia di immagini di uomini e donne con determinati connotati che, de facto, definiscono e impongono gusto, canoni e regole.

Vediamo donne, spesso più magre della media delle donne che si incontrano abitualmente, così come gli uomini che ci vengono mostrati più muscolosi di quanto lo siano in media gli uomini. Così facendo la pubblicità, le immagini, internet ci abituano ad un certo tipo di familiarità, non la nostra personale familiarità, ma pur sempre una confidenza  che, a lungo andare diventa anch’essa nostra.

Dal momento che l’essere umano preferisce ciò che è familiare, non sorprende che queste immagini comincino a piacerci o, quanto meno, ad assumere un valore di misurazione…lì, davanti allo specchio, decliniamo gli standard da tabloid su noi stessi e ogni deviazione da quelle forme, da quel mood, da quell’abbigliamento e da quel portamento, ha buone probabilità di non piacerci.

Bellezza e contesto

Ma non sono solo canoni estetici quelli che definiscono la bellezza in senso assoluto. Platone scriveva:

La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d’amore è questa: prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradi, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane,e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null’altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è bello in sé“.

Il messaggio

A volte il messaggio che i belli hanno successo e felicità non arriva solo dai media.

Da quando i bambini nascono, sono bombardati da frasi tipo “come sei carino”, “ma che bei occhioni che hai!” o al contrario “sei più basso di tuo fratello”. Il contesto familiare può anche enfatizzare in modo particolare l’importanza dell’aspetto esteriore, ad esempio una madre può complimentarsi, alla laurea del figlio, di come era attraente con quel determinato vestito elegante, implicitamente relegando in secondo piano il suo impegno e la sua fatica.

I gruppi sociali al di fuori delle mura casalinghe mostrano chiaramente quanto è importante essere belli per essere popolari. In alcune ricerche è stato dimostrato come le persone più belle vengono trattate in modo più gentile e, di conseguenza, i belli impareranno a rispondere con gentilezza e avranno più successo sociale.

L’essere accettati socialmente è fondamentale per l’essere umano. Nell’ottica dell’evoluzione della specie, chi era accettato socialmente usufruiva di maggior calore, protezione e aveva più probabilità di sopravvivere e riprodursi. Per questo motivo la paura di essere rifiutati dagli altri mette in moto dei comportamenti inconsci che ci portano a voler “piacere agli altri”. Anche le tante persone che credono di essere “così come sono” e che ostentano in modo sfacciato la loro del tutto innaturale sicurezza, cercano approvazione. 

Curare il proprio aspetto fisico e mentale non è un comportamento negativo, tutt’altro; lo diventa però quando è ritenuto l’unico modo per piacere. In prima istanza crediamo che sia una questione di superficialità, di mancanza di spessore, ma le conseguenze di questa insicurezza possono a volte diventare dannose. Tra le prime cause di depressione c’è la mancanza di autostima. 

Keypoint: Quando si hanno solo due centesimi, acquista una pagnotta di pane con uno, e un giglio con l’altro. (Proverbio cinese)

 

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