#94. ETERNAMENTE SECONDO

Diventa leader di te stesso“.Quante volte lo abbiamo letto? E quante volte abbiamo visto, letto, sentito, qualche cosonario (seminario o webinar) dove ci spiegavano come diventare i numeri uno?

I numeri uno? In una saletta strapiena di persone, quante possibilità ci sono di diventare il numero uno? Sapete quante? Nessuna. No, non perché siamo dei cialtroni incompetenti, ma perché il numero uno di per sé non esiste, se non per un determinato e breve lasso di tempo e in una particolare situazione.

 
Eternamente secondo non significa necessariamente sul podio, significa mai primo. Per me almeno è sempre stato così, una condizione alla quale, pian piano, mi sto abituando. Non è una resa, tutt’altro. Cerco di migliorarmi sempre e questi scritti quotidiani ne sono una chiave di lettura.
 
L’abbaglio di essere primi, di essere i migliori è un’illusione effimera, che poco ha a che fare con l’essenziale.
 
Ogni progetto che intraprendiamo dovrebbe essere una dichiarazione d’amore alla vita, agli altri, a tutto ciò che ci circonda e che abbiamo avuto la fortuna di realizzare fino ad oggi. Certo, spesso cose molto semplici e che, rispetto ai dischi di diamante dei Beatles, alla Divina Commedia di Dante, alle opere di Renzo Piano o alle missioni di Elon Musk, sono il nulla eterno, ma la vita è fatta di questi apparenti nulla, e ne dovremmo andare orgogliosi. 
 
Credo fermamente che l’eccezionalità consista nel costruire e affrontare con gioia ogni percorso. Nonostante difficoltà e, spesso, i ben pochi successi. Ma questo non significa che non debbano essere cercati, ma con attenzione. Ne abbiamo parlato anche qui.
 
Avere il coraggio di fare è una conquista più grande del più alto grattacielo. Anche e soprattutto da soli! Consideriamo il supporto e il contesto dei grandi di cui leggiamo le gesta e per i quali proviamo un misto di invidia, rispetto e reverenza. Famiglie o squadre che noi persone “normali”, nemmeno ce lo sogniamo! Ammettiamolo. Il mio, e forse anche il vostro garage, non è lo stesso del compianto Steve Jobs o quello di Bill Gates. Vogliamo forse parlare di quanto siano “partiti da zero” i fondatori di Google?
 
Prendiamo il bravo Lawrence “Larry” Page. Il padre era professore di informatica all’università del Michigan (uno dei primi laureati in quell’università), mentre la madre aveva un master in informatica! Era consulente sui database e insegnava programmazione. E il suo socio Sergey Mikhailovič Brin? Genitori laureati in matematica e scienze, ebrei-russi trasferiti in America…
 
Ma possiamo anche andare più lontano nella storia. Mozart. Chi non ha almeno una volta ascoltato qualcosa del grande Wolfgang Amadeus Mozart. I genitori di Wolfgang erano personaggi “piuttosto” attivi all’epoca: il padre Leopold era compositore e insegnante di musica e ricopriva l’incarico di vice Kapellmeister presso la corte dell’arcivescovo Anton von Firmian; e la madre, Anna Maria? Era figlia di un prefetto molto importante e influente. Johann Sebastian Bach nacque dalla famiglia di musicisti tedeschi più nota ai suoi tempi, al punto che il cognome “Bach” nelle città di nascita, Eisenach, era diventato sinonimo di “musicista“.

Carlos Santana è nato in una famiglia di musicisti: il padre José era un violinista mariachi con un suo complesso e il nonno, Antonino Santana, suonava il corno francese nella banda municipale. Il già citato Renzo Piano nasce a Genova in una famiglia di costruttori.

Ora, potrei andare avanti per centinaia di pagine, ma credo che il concetto sia chiaro. Non tutti abbiamo avuto le stesse possibilità, le stesse famiglie, gli stessi supporti e gli stessi ambienti di crescita. E questo, a maggior ragione non toglie, ma da ancor più valore – semmai ce ne fosse necessità – a chi si è fatto davvero da solo, e ce ne sono tanti.

Keypoint: eternamente secondo non significa perdente, significa leader di se stesso, per davvero. 🙂

 
 

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