#352. ETERNAMENTE SECONDO

Vivo eternamente come un secondo. No, non come il pollo arrosto o un hamburger di tofu (che credo non esista nemmeno). No. Proprio secondo classificato. 

Arrivare secondi è come non arrivare e, questa, che lo si voglia o no, è la dura realtà. Convivo con questo scorno da quando sono bambino. Ricordo una corsa, alle elementari; correvo veloce, mi piaceva correre, e vinsi. Quasi…vinsi per la mia scuola, ma arrivai secondo. Lì iniziò una grande carriera di secondo, e non solo. Anche di terzo e di ultimo. Ma primo mai.  


Tu non vinci l’argento, tu perdi l’oro.


C’è un’intera letteratura che si sforza di fare il panegirico dei secondi, di quelli che non arrivano primi per diverse circostanze, contingenze a loro estranee. Fatto sta che, puntualmente, sono secondi. E quasi tutti, esclusi i primi, sono secondi e oltre.

Comunque, continueremo ad impegnarci per salire quel podio che, in fondo, dicono non è essere poi così importante. Del resto, come diceva il grande Ayrton Senna, arrivare secondo significa soltanto essere il primo degli sconfitti“. 

Keypoint: arrivare secondi è comunque un buon risultato. Sei arrivato. 

Spread the word. Share this post!

2 Comments

  1. liliana

    Rispondi

    Potremmo vederla diversamente…… se non ci fossero i secondi… i primi non esisterebbero! E’ grazie ai secondi che esistono i primi. Certo in una competizione sportiva il discorso è un pò diverso; passa alla storia chi vince l’oro non l’argento o il bronzo. Ma nella vita, nel lavoro, spesso chi riceve il “merito” per aver ottenuto un buon risultato o successo, lo fa con una squadra di collaboratori alle spalle che sono anch’essi primi a mio parere e mai secondi e senza i quali il primo non esisterebbe. Penso anche che spesso sia una questione di atteggiamento mentale, c’è gente che è nata per arrivare secondi, per stare dietro le quinte, eternamente un passo indietro, anche se hanno le conoscenze, le capacità di primeggiare, è tutta una questione di testa…!
    Naturalmente è la mia opione 😉

    • Rispondi

      Liliana, per prima cosa grazie per il tuo commento e buon anno!
      Sono d’accordo, avere la forza di una squadra rompe lo schema della classifica a tutti i costi.
      E’ anche vero che, diverse volte nella vita, ci si ritrova da soli a “gareggiare” sul lavoro così come nella vita privata e, volente o nolente, ci ritroviamo a farci delle classifiche mentali che ci posizionano da qualche parte, là, dietro il primo posto.
      Ma è vero, è in fondo un atteggiamento più che una “verità”.
      A presto,
      Anuar

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *