famoso

#18. METTERE TUTTO IN DISCUSSIONE. SOPRATTUTTO SE STESSI

Chi procede per supposizioni, per verità supposte (e noi tutti sapremmo dove mettergliele quelle “supposte”), crede di sapere tutto mentre, in realtà, non sa nulla.

Porsi delle domande, avere dei dubbi, cercare…si impara molto di più cercando una risposta che trovandola. Google ha fatto la sua fortuna su questo concetto.

Le domande sono molto più importanti delle supposizioni; sono più importanti delle risposte stesse perché ci permettono di approfondire al meglio il tema sul quale stiamo lavorando o che, semplicemente, ci sta coinvolgendo in un determinato momento.

Una degli esempi più eclatanti di questo concetto, e che più mi “gasa” all’inverosimile, è l’iniziativa dei curatori del museo Rijksmuseum di Amsterdam. E adesso ve la racconto brevemente.

Il museo, come tutte le imprese, analizza i suoi numeri, i soliti, sai quelli che devono dare delle risposte: quanti visitatori, quanti adulti, fasce di età, livello di istruzione, cosa mangiavano a colazione, quanti biondi, quante more e bla bla.

Poi, a qualcuno, tra un’analisi e l’altra, è venuto in mente di chiedersi: “Ma come cavolo facciamo ad aumentare il tempo di permanenza davanti a questo quadro che ci è costato un botto e nessuno se lo c..a!?”. Il tempo medio di un visitatore davanti ad un’opera è di circa 8 secondi. Ad un museo che ha investito diversi europaperdollari per restaurare il pezzo forte che ha in casa (La Ronda di Notte di Rembrandt), una domandina del genere nasce spontanea.

Come hanno fatto? Semplice, i curatori hanno invitato i visitatori a porre delle domande. Sono quindi stati scelti i quesiti più ricorrenti, molti dei quali vertevano su argomenti che normalmente i curatori non amano affrontare, forse perché troppo “mainstream”:

 ❔ Ma è veramente un Rembrandt? Come può essere dimostrato?
 ❔ Quanto vale?
 ❔ Ci sono palesi errori nel dipinto?
 ❔ Cosa lo rende un bel quadro?

In effetti sono domande terribilmente fastidiose, ma…tali domande con relative risposte sono state affisse proprio accanto al dipinto. Il tempo medio si è alzato a quasi mezz’ora!

I quesiti hanno stimolato la curiosità dei visitatori. I quesiti hanno reso quei visitatori più consapevoli della ricchezza che vi era dietro a quel dipinto.

Se non ci fossero le domande non esisterebbero le risposte. E nemmeno Google.

Keypoint: qualche domanda? SI! 

Spread the word. Share this post!

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *